Chicago – come un treno per Los Angeles.

Immaginate di salire su un treno che da Chicago va a Los Angeles, di attraversare l'America a vent'anni verso la costa ovest dove c'è la possibilità di sfondare. Ci siete? Beh questo è successo ai Chicago Transit Authority (divenuti poi semplicemente i Chicago). Dopo essersi mossi nell'underground chicagoano col nome di The Big Thing si spostarono a Los Angeles, la città in cui succedeva tutto. A distanza di tanti anni sembra ovvio che un gruppo con tali potenzialità potesse finire soltanto in un posto: il Fillmore di Bill Graham che in quegli anni era il locale di riferimento per la musica live della west coast. Purtroppo però, proprio un vincolo contrattuale con Bill Graham impedì al gruppo di partecipare al festival di Woodstock. Se pensiamo che il loro posto fu preso dalla band di Santana e che valse a tale band la proiezione nell'olimpo del rock, viene da chiedersi cosa sarebbe successo se i ruoli fossero stati invertiti.

Non bastò comunque un impiccio del genere ad impedire al gruppo di farsi sentire. Il disco d'esordio “Chicago Transit Authoriy” fu un grande colpo. “La rock band coi fiati” produsse musica che risulta difficile da etichettare, ma talmente piena di stimoli e di grinta che non se ne sente nemmeno il bisogno. Il mix di influenze jazz, blues, funky, le ritmiche rock e il cantato soul ebbero un impatto sorprendente. Questo primo lavoro è tanto pieno di contaminazioni da sembrare quasi impossibile che la stessa band avrebbe poi dato alla luce pezzi come Hard to say I'm Sorry o If you leave me now.

Il brano che abbiamo scelto oggi parte con un ritmo di basso ripetitivo sul quale in pochissimo tempo si installano percussioni e batteria quasi a riportarci sul treno da cui siamo partiti. Questa base ritmica e l'entrata dell'organo danno modo al chitarrista Terry Kath di regalarci qualche funambolico fraseggio blueseggiante, sentito il quale non ci stupisce che anche Jimi Hendrix ne fosse rimasto impressionato. L'entrata della prima strofa del cantato ci toglie ogni dubbio sulla potenza del gruppo.

Quando poi il pezzo è al punto di cambiare direzione, la band gioca una carta che per l'epoca era quasi immancabile in ambito rock: l'assolo di batteria. Memorabili sempre del 1969 gli assoli di Soul Sacrifice di Santana, Moby Dick dei Led Zeppelin e da lì a seguire Deep Purple e tanti altri. In questo brano l'assolo di batteria non prende però la forma di uno sfoggio tecnico virtuoso o di solismo incontrastato, ma sviluppa in maniera differente: rimane una potente linea ritmica di percussioni e chitarra stoppata che fanno da sfondo a frasi melodiche e strutturate del batterista. In sottofondo gli altri membri della band se la ridono e incitano il batterista rendendo il suo assolo un momento di carica collettiva. Un attimo dopo il brano rientra assumendo una potenza davvero travolgente. Siamo di nuovo sul treno e si continua a viaggiare.

 

G.