ARITMIE episodio 11

Francesco Bearzatti Angelo Comisso

Protagonista di questa puntata è un album dalle fortissime connotazioni storiche, un lavoro tutto italiano pubblicato in occasione del centenario della Grande Guerra.

La firma in copertina è doppia: Francesco Bearzatti (sax tenore e clarinetto) e Angelo Comisso (pianoforte), autori ed esecutori degli otto brani che raccontano e vivono in prima persona i pensieri e le sofferenze di un soldato al fronte; dalla chiamata alle armi agli spari in trincea, fino ad arrivare ad un’immaginaria danza pacificatrice tra i soldati dei fronti opposti. Una tenerissima conclusione, che socchiude il portone troppo pesante della realtà e a braccia tese si abbandona ad una menzogna - forse una delle più commoventi che si possano sognare - sostituendo l’orrore e la devastazione con l’immagine di un gruppo di sagome che escono dal fango e tessono insieme i propri corpi, dimenticando il perché delle armi e della morte.

 

È un lavoro molto onesto e molto umano quello compiuto dal duo, che potremmo definire come l’accurata realizzazione di una stanza in cui ogni elemento al suo interno è collocato in una posizione tale da poter partecipare alla narrazione, dispiegata una nota dopo l’altra con forza viva e tangibile, tra il borsone in spalla, la sete, la paura, i bombardamenti, la follia, la angosce e qualche sospiro. Una narrazione che prima ancora di guardare a nomi, date e numeri si rivolge alla vita interiore del singolo, rievocando attraverso sensi e sensazioni uno dei momenti più bui e più cruenti di cui si porti memoria. Ed ecco la parola chiave, memoria: la musica di Bearzatti e Comisso ci ricorda come archivi e commemorazioni perdano di senso se esoneriamo il nostro presente dallo sforzo di raccogliere ed inserire le vite degli uomini di allora nel bagaglio delle esperienze di oggi, di quelle che fanno della nostra intimità lo strumento più concreto per guidare l’esistenza e determinare l’identità personale. Così facendo, il dramma della guerra potrà arrivare nella sua interezza, portando con sé al contempo il peso del passato e la consapevolezza che nessuno stacco temporale potrà mai giustificare un affievolimento delle ombre del tempo.

Il nostro duo si fa ideatore, artigiano, narratore e traduttore della memoria storica sensoriale, obbligandoci a percepire come nulli i cento anni trascorsi, e portando così libri, documenti e conoscenze sotto una luce di compassione profonda, tanto da rivestirli di un nuovo significato: M’illumino di senso è il titolo della suite, ossia il punto di arrivo, il momento in cui la presa di coscienza si compie e arriva a modificare il pensiero.

 

Musicalmente, M’illumino di senso mantiene in ogni traccia un carattere potentemente evocativo, sempre nel segno della narrazione, a volte in forma di dialogo, altre di riflessione; altre volte ancora prende la forma di sensazioni che arrivano dritte alla pancia e altrettante descrive scenari, lunghe fatiche e istanti di delicatezza. A proposito di questo lavoro, Paolo Rumiz ha scritto che «Comisso e Bearzatti entrano nelle scarpe dei ventenni di allora, rivivono le loro notti, i bombardamenti, i momenti di speranza e le paure. È un viaggio un po’ jazzistico, un po’ brechtiano, un po’ rievocazione delle musiche di allora, che riassume un secolo meglio di tanti libri.»

 

Proponiamo l’ascolto del pezzo di apertura, Lettera, con il consiglio di lasciar proseguire l’ascolto fino alla fine della suite, piccola e preziosa stella che unisce le mani di oggi a quelle di allora.

 

C.