THE WHO: TOMMY

La Storia:

Non capita spesso di imbattersi in una vicenda così strana e contorta, ma allo stresso tempo così umana. La storia di Tommy è questo: un intreccio surreale delirante di accadimenti quasi impensabili, toccanti in una maniera tanto viva da farci pensare che non siano poi così assurdi.

L'opera rock degli Who ci narra le peripezie di vita di un bambino di nome Tommy a partire dalla sua nascita fino all'età adulta. Il padre di Tommy muore in guerra quando suo figlio è appena nato, durante l'infanzia sua madre inizia una relazione con un altro uomo. Tommy cresce e qualche anno dopo la fine della guerra suo padre risulta essere vivo e torna a casa. I genitori di Tommy uccidono l'amante della madre, il bambino assiste alla scena riflessa in uno specchio e da quel momento si rinchiude nel mutismo e perde sia vista che udito. Da qui si susseguono incontri ed avvenimenti alla ricerca di una soluzione a questo problema. Religione, sesso e droga sono le vie tentate dai genitori per risvegliare Tommy, ma i risultati sono nulli. Questo percorso è costellato di catastrofici avvenimenti umani perpetrati ai danni del ragazzino dalle persone circostanti che lo vedono come un diverso di cui temono la stranezza. In tutto questo il ragazzo diventa un campione del flipper giocando soltanto ad intuito basandosi sul senso del tatto e sulle vibrazioni: in un attimo è una superstar. Dopo la fama arriva la soluzione tramite uno psicologo il quale intuisce che l'unica maniera di comunicare con Tommy sia nel riflesso degli specchi. La madre incredula rompe tutti gli specchi di casa e proprio questa rottura riporta Tommy alla normalità: riacquista udito, vista e voce e si ritrova nel mondo reale. La sua esperienza sensoriale di liberazione lo fa diventare il nuovo messia, infatti fonda una religione e viene adorato da una fitta schiera di discepoli. Fin quando Tommy predica una vaga e condivisibile idea di libertà i discepoli lo seguono, ma quando inizia a regolamentare la sua religione del flipper e i seguaci annusano nell'aria l'odore del sacrificio, cominciano a rifuggerlo e a distruggerlo.

 

Sentire:

La traduzione in italiano ci obbliga a distinguere due usi del verbo sentire: rispetto al contesto si è costretti a tradurre con sentire sia il verbo to hear sia il verbo to feel, ma con due accezioni molto diverse. La prima più strettamente legata al senso dell'udito, l'altra invece svincolata dal senso stretto e intesa come percepire in senso lato: vibrazioni, intenzioni, presenze. In questa ottica ogni senso sente delle cose e proprio questo sentire sta alla base del percorso del disco e di Tommy. Il fatto di aver eliminato i due sensi principali obbliga Tommy ad acuire il suo sentire in altre direzioni: internamente il sentire sé stesso ed esternamente lo sviluppo del tatto e la percezione delle vibrazioni. Una chiusura al mondo esterno, in questo caso forzata traumaticamente, ma anche solo alimentata da motivi circostanti, mette il soggetto nella condizione di dover aprire e conoscere il suo mondo interiore. Questa conoscenza profonda, una volta sbloccati i meccanismi di isolamento, assume la forma di una illuminazione, tanto grande ed importante quanto incomunicabile al mondo esterno.

 

I personaggi:

lungo il percorso i personaggi che incontriamo sono molti. Il protagonista Tommy vive con i genitori che, dopo l'assassinio dell'amante della madre, non riescono a comunicare con lui. Nel tentativo di liberarlo da mutismo sordità e cecità essi tentano varie vie: il primo incontro è con The Hawker: il magnaccia. Costui propone la sua merce garantendo che una delle sue ragazze sarà in grado di ridare la vista al cieco, da cui il titolo della canzone Eyesight to the blind. In questo brano, quasi a sottolinearne velatamente il torbido contenuto sessuale, gli Who partono dal blues. Le tre strofe cantate appoggiano solide sulla struttura classica del blues spogliata di richiami idiomatici e rivestita del suono potente della band; forse non è di immediato riconoscimento la provenienza blues, anche a causa di alcuni inserti strumentali che esulano dalla struttura classica, ma a confermarci ulteriormente che la nostra intuizione non è sbagliata troviamo nascosta nel testo una citazione ad un verso del bluesman Sonny Boy Williamson:

Her daddy gave her magic,

I can tall by the way she walks

la parola daddy non ha nulla a che fare con un padre biologico, ma piuttosto con il pappone della ragazza: “Daddy l'ha resa magica, si capisce da come cammina”. Ogni altro commento sarebbe superfluo.

 

Il secondo personaggio sulla strada è il cugino Kevin, il bullo della scuola che non perde l'occasione di torturare Tommy e mortificarlo in varie maniere appena gli viene affidato per un pomeriggio. Gli spegne sigarette sulle braccia, lo lascia sotto la pioggia. Il brano è un potente muro di suono psichedelico con tanto di cori e aperture acustiche: si alternano una dimensione sospesa ed eterea ad una delirante e violenta. Il contrasto tra le due parti rende sì crudele il comportamento del cugino, ma ci mantiene in quella sottile distanza in cui potremmo pensare si trovasse Tommy in prima persona.

 

Dopo le angherie del cugino tocca alla regina dell'acido: The Acid Queen. Una specie di maga gitana, figura ammaliante, sospesa tra strega, fata salvatrice, mamma o puttana. Lei tenta la via della droga e somministra a Tommy l'Lsd costringendolo ad un viaggio visionario interiore e spirituale, che però non serve alla causa. Questo personaggio è usato come simbolo di tutto il macro mondo dell'uso di droghe, alcol, sesso, o meglio tutte quelle cose che per un certo genere di stereotipo sociale “ti rendono vivo”, ma che in realtà fungono solo da alterazioni di un equilibrio presente. L'assunzione di Lsd in quegli anni veniva vissuta in maniera positiva e legata a questioni spirituali da una grande quantità di artisti. Pete Townshend, pur avendone praticato l'utilizzo, rifugge questa benevolenza verso l'acido e ci contestualizza la questione. Parafrasando McLuhan, in una intervista a Rolling Stones ne parla così: “quando sai che stai distruggendo il tuo equilibrio, come quando bevi, odi te stesso ed è ok, ma quando prendi l'acido per qualche ragione ti ami, ogni trip è come una strada secondaria che però, senza che tu te ne accorga, ti porta allo stesso risultato. Ogni trip è più disturbante di quello che seguirà. Sia spiritualmente che mentalmente ti può bloccare completamente, ti può fottere”.

 

I genitori di Tommy si pongono una domanda senza davvero prestare attenzione alla risposta: lasciamo davvero Tommy con lo zio Ernie? Questo zio malvagio molesta e stupra Tommy usandolo per i suoi esperimenti sessuali. La scena è talmente cruda che se ne sospende la descrizione lasciando libero l'immaginario attorno ad un coro che ripete un verso accorciandolo ogni volta di una parola. La canzone è molto breve, ma negli appena 90 secondi ci lascia pesante l'immagine della tortura. La questione molto interessante fin qui è che nel raccontare le angherie subite dal povero Tommy non compaia nessun giudizio morale. Non c'è condanna agli atti e si mantiene una distanza acritica dagli avvenimenti, forse a sottolineare una completa disposizione di Tommy ad accettare la realtà circostante come inevitabile e, in qualche modo, utile allo scopo. Non a caso sul finale del disco, nel velocissimo penultimo brano, ricomparirà lo zio Ernie ad accogliere i discepoli al campo estivo, momento che segna l'inizio della fine. Dell'album e non solo.

 

A questo punto della storia entra in gioco un personaggio che non è davvero un personaggio: il Flipper. La canzone Pinball Wizard ci pone la questione del giocare. Non è da intendere come un fatto sportivo nel quale la realizzazione di sé comporta una competizione tra individui e la riuscita in tale competizione dipende da fattori esterni e sovrastrutture istituite, bensì come un fatto tangibile ed umano di fascinazione per la macchina in sé. Più un modo di realizzare qualcosa che una sfida con qualcuno.

Per Tommy è il primo fatto concreto a dargli una realizzazione positiva e coincide con quello che per tutti gli altri è una pratica di svago illusorio: il giocare. Il Tommy campione di flipper è pieno di acclamatori (in quel momento sono solo ragazzini lontani dalle implicazioni religiose e spirituali) che sono molto più sinceramente coinvolti in quello che fa di quanto non lo saranno poi i suoi discepoli nella parte religiosa della storia. Essi sono così coinvolti perché vedono un esempio arrivabile, imitabile e inseguendo il quale possono in qualche modo fuggire dalle loro banali vite. Poco di spirituale, ma tanto di istintuale.

La fascinazione per le macchine è una questione fortemente umana e in questo caso il flipper è un simbolo. Ogni uomo da tempi immemori ha il suo flipper sotto forme diverse. La società del secondo dopoguerra inizia questa fascinazione con la tv, la radio, elettrodomestici, chi con le automobili. Si istituisce una relazione privata e soddisfacente con una macchina. Quello che nel '69 per Townshend era già un orizzonte vivo sembra oggi essersi particolarmente acuito, soprattutto se parliamo di smartphones, tablets, social networks e dell'atteggiamento che si ha verso di essi.

 

Dopo essere diventato un campione del flipper e una superstar finalmente Tommy incontra il personaggio che ha l'intuizione giusta per farlo uscire dalla sua reclusione. The Doctor: uno psicologo capisce che il problema sta nello specchio e la rottura di quest'ultimo libererà Tommy dal problema. Questa distruzione apre per Tommy un mondo pieno di sensazioni espresso magistralmente nel brano Sensation nel quale riecheggiano Beach Boys, Beatles, psichedelia, pop e beat generation, e che dà il via all'ultima parte della storia nella quale Tommy fonda la religione della libertà e accumula frotte di discepoli.

 

Dopo tutto ciò, con Tommy messia acclamatissimo, gli Who trovano spazio nel racconto per una piccola parentesi sentimentale. Sally Simpson, figlia di un predicatore conservatore, è innamorata di Tommy. A Sally viene proibito dal padre di andare al meeting in cui Tommy predicherà per i discepoli, ma lei, disperata, disobbedisce e ci va lo stesso. Al meeting sale sul palco per toccare Tommy e viene sbattuta giù procurandosi una cicatrice sul viso travolta dalla folla in delirio. Questa scena in cui Sally deve assolutamente incontrare il suo idolo ci dice tra le righe che Tommy e la sua religione sono già corrotti. Il nuovo messia non si cura minimamente di un sentimento sincero come quello di Sally, infatti continua semplicemente a predicare. L'apparizione di Sally Simpson, che scompare nel tempo di una canzone sposata ad un musicista rock in California, mette il tarlo della rovina sul credo di Tommy, ma ci dà un po' di respiro, anche musicale rispetto alle vicende. Il brano è una ballata folk-rock in cui un pianoforte blueseggiante prende spazio su uno sfondo quasi gospel. In un capolavoro visionario e sperimentale come Tommy è bello che ci sia spazio per un pezzo del genere: chiaro, leggero e distensivo. Per quanto spesso considerato un brano minore o trascurabile del disco il messaggio che lascia il ritornello ci riporta sulla terra e ci dà un po' di speranza: “never mind, your part is to be what you'll be” (non preoccuparti, il tuo ruolo è di essere quel che sarai).

 

La Musica:

Da metà degli anni sessanta gli Who si erano fatti notare per il loro beat rockettaro e muscolare. Coi primi tre album, la propulsione ritmica di basso e batteria, il chitarrismo granitico di Pete Townshend e la voce potente ed avvolgente di Roger Daltrey, avevano esaltato una generazione forse ancora troppo preoccupata a scegliere tra Beatles e Rolling Stones.

Con l'album Tommy gli Who raffinano le intenzioni senza perdere minimamente la spinta. Questa opera vede esplodere il genio compositivo di Pete Townsehnd, che in questo disco scrive tutto (esclusi tre brani). Lungo il viaggio di Tommy incontriamo una enorme varietà di possibilità musicali, dal riff hard rock, alla psichedelia, momenti corali, ballate distese, ritmi scatenati, il blues che riecheggia, orchestrazioni classiche, momenti acustici delicatissimi ed esplosioni elettriche. La musica è strumento principe nel suggerirci immagini e sensazioni relative alle tremende vicissitudini del protagonista. I riff caratterizzano i personaggi, le scelte armoniche sottolineano le sfumature, il rapporto stretto col testo ci aiuta a seguire quella dimensione surreale che è la vicenda intera, talvolta anche per contrasto. Per quanto un disco di ventiquattro canzoni sia una opera colossale e la quantità di materiale in gioco sia davvero imponente, non c'è mai dubbio sul fatto che stiamo ascoltando gli Who: ogni genere in gioco, ogni passaggio, citazione, furto o evocazione, è immagazzinato in quello che in ogni istante è perfettamente identificabile come l'inconfondibile suono degli Who. In questo lavoro più che in altri album è facile perdersi nel susseguirsi delle tracce senza essere bene in grado di distinguere la fine di un brano e l'inizio del successivo: si ha l'idea di essere costantemente in viaggio, dentro e fuori dalla realtà, dalla fantasia, dalla psiche e dal fisico. Convivono realtà musicali diversissime il cui scopo risulta sempre, oltre che chiaro ed omogeneo, impagabilmente efficace.

 

G.

 

 

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