Chi e' bob dylan?

Chi è Bob Dylan? Menestrello, attivista politico, profeta, traditore, poeta maledetto, furbo cantastorie, uomo schivo, artista lunatico, voce di una generazione. Bob Dylan è tutte e nessuna delle maschere che lo hanno accompagnato nei decenni tortuosi dal dopoguerra alla presidenza Bush, cambiando, tornando e contraddicendosi insieme agli umori, ai fastidi e agli entusiasmi di un’America che non è mai riuscita ad afferrare con certezza quel che passava per la testa del menestrello del Minnesota. «All I can do is be me, whoever that is»: tutto ciò che posso fare è essere me, chiunque sia. Così diceva in un’intervista nel maggio del 1965, forse il nocciolo di una vita iridescente.

E forse anche il nocciolo di una malleabilità artistica che all’inizio degli anni Sessanta trasportava nella sua musica la vivacità del country, la ruvidità del blues, le sofferenze del gospel, i timbri della Scozia e dell’Irlanda e le poesie inglesi, insieme ad una marcata posizione antifascista perfettamente allineata al movimento pacifista portato avanti da quella generazione giovane e scontenta della politica interna, disgustata dai trattamenti riservati agli afroamericani e contraria alla guerra del Vietnam. Una generazione colorata e anticonformista, battezzata da Jack Kerouac come “Beat”. 

Non servì molto tempo perché la voce di Dylan si facesse bandiera della posizione rivendicata dai coetanei della neonata cultura hippie, e così interi album come “The freewheelin’” e “The times they are a-changin'” divennero simboli politici e artistici, ancora oggi saldi nelle orecchie e nell’immaginario.

Tuttavia, nel pieno delle vicende sessantottine (prime tra tutte l’assassinio di Martin Luther King e l’elezione di Richard Nixon), qualcosa si mise in mezzo e il sodalizio generazionale si ruppe: forse perché Dylan non lo aveva mai cercato, forse perché tre figli e una moglie tenevano le sue energie altrove o forse semplicemente perché non gradiva la posizione sociale che aveva assunto. Come egli stesso scrisse, nel 1969 era sempre più infastidito dalla mancanza di privacy nella sua vita e nemmeno l’essersi trasferito in campagna gli aveva dato tranquillità, poiché i fan lo raggiungevano anche lì. «Per loro non ero altro che un carrozzone carnevalesco.»

Non stupisce a questo punto che l’album pubblicato nel 1969 sia uno dei più spensierati della sua lunga carriera. Richiami al folk, sonorità country miste al rock, testi leggeri e l’amico Johnny Cash ospite in un brano, fanno di “Nashville Skyline” il frutto di un artista bisognoso di aria e di serenità: la foto in copertina ritrae un Bob Dylan insolitamente sorridente, che sotto un cielo terso guarda fisso l’obiettivo e si alza il cappello in segno di saluto. 

Ecco dunque lo spirito di “Tonight I'll be staying here with you”, la canzone d’amore che chiude il disco e che con semplicità e tenerezza parla del calore di una notte da trascorrere insieme, lasciando alle spalle il peso di tutto il resto.

 

Getta il mio biglietto dalla finestra,

fallo anche con la mia valigia.

Getta le mie preoccupazioni fuori dalla porta,

non ho più bisogno di loro

perché stanotte starò qui con te.

 

G.